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2月24日 Il testamento di Tito
Non avrai altro Dio, all'infuori di me, Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano. Con un coltello piantato nel fianco gridai la mia pena e il suo nome: ma forse era stanco, forse troppo occupato e non ascoltò il mio dolore. Ma forse era stanco, forse troppo lontano davvero, lo nominai invano. Onora il padre. Onora la madre
e onora anche il loro bastone, bacia la mano che ruppe il tuo naso perché le chiedevi un boccone: quando a mio padre si fermò il cuore non ho provato dolore. Quando a mio padre si fermò il cuore non ho provato dolore. Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni entrare nei templi che rigurgitan salmi di schiavi e dei loro padroni senza finire legati agli altari sgozzati come animali. Senza finire legati agli altari sgozzati come animali. Il quinto dice "non devi rubare"
e forse io l'ho rispettato vuotando in silenzio, le tasche già gonfie di quelli che avevan rubato. Ma io, senza legge, rubai in nome mio, quegli altri, nel nome di Dio. Ma io, senza legge, rubai in nome mio, quegli altri, nel nome di Dio. Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme. Feconda una donna ogni volta che l'ami, così sarai uomo di fede:
poi la voglia svanisce ed il figlio rimane e tanti ne uccide la fame. Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore, ma non ho creato dolore. Il settimo dice "non ammazzare"
se del cielo vuoi essere degno. guardatela oggi, questa legge di Dio, tre volte inchiodata nel legno. guardate la fine di quel nazareno, e un ladro non muore di meno. Guardate la fine di quel nazareno, e un ladro non muore di meno. Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo. Lo sanno a memoria il diritto divino e scordano sempre il perdono. Ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore. Ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore. Non desiderare la roba degli altri,
non desiderarne la sposa. Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi che hanno una donna e qualcosa: nei letti degli altri, già caldi d'amore non ho provato dolore. L'invidia di ieri non è già finita: stasera vi invidio la vita. mi toglie il dolore dagli occhi e scivola il sole al di là delle dune a violentare altre notti: io nel vedere quest'uomo che muore, madre, io provo dolore. Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l'amore. Frabrizio De Andrè
![]() Questa è sicuramente una delle canzoni piu conosciute e apprezzate del caro Faber.
In pratica sono le ultime parole del ladrone "buono" che narrano i vangeli: Tito. Tito in vita ne aveva fatte di cotte e di crude, ma senza mai far del male a nessuno, si era cosi' ritrovato senza grossi peccati, e riceve da Gesù la promessa del paradiso. Proprio in punto di morte spiega come i comandamenti molto spesso siano sbagliati nella loro parzialità e generalità, e di come spesso proprio chi proclama questi "comandamenti" sia il primo ad infrangerli. I° comandamento: Non avrai altro Dio all' infuori di me.
Questo primo comandamento sta alla base del fanatismo religioso, che porta i fedeli a vedere una persona di un altra religione come un peccatore, se non addirittura come nemico. Per Tito invece non è importante il culto religioso, ma le azioni degli individui. II° Comandamento: Non pronunciare il nome di Dio invano Qui Tito descrive come invocando Dio nel momento di maggiore necessità, Dio risulti sempre assente, o "troppo lontano" o "troppo occupato". IV° Comandamento: Onora il padre e la madre Qui Tito narra della sua esperienza familiare. Pensate un attimo ad un padre che picchia un bambino solo perchè piangeva per fame, lo si puo onorare? E giusto onorarlo solo per il legame di sangue? III° Comandamento: Ricordati di santificare le feste. Qui non mi è molto chiaro, ma credo che volesse sottolineare l'ipocrisia dei sacerdoti che nei templi narrano di schiavi pii e dei loro padroni che vengono puniti, quando poi nella realtà anche essi sfruttano i più poveri. V° Comandamento: Non rubare Bhè questo è il "peccato" per cui Tito è stato condannato. Ma a differenza di altri che rubavano in "nome di Dio", Tito rubava per necessità, per fame e sempre assumendosene la piena responsabilità. VI° Comandamento: Non commettere atti impuri. La religione molto più legata alle leggi "DIVINE" che alla realtà umana consiglia di non disperdere mai il seme, ma di creare sempre una vita anche se questa poi verrà vissuta in totale dolore. Tito invece preferisce "confondere il piacere e l'amore, ma di non creare dolore". VII ° Comandamento: Non ammazzare. Qui c'è tutta l'ipocrisia dei sacerdoti, che stanno sempre a predicare di non uccidere, di non disprezzare la vita, ma sono i primi a condannare a morte chiunque sia un peso. Si riferisce non tanto a sè, quanto a Gesù che è stato crocifisso senza motivo. ( "Guardatela oggi, questa legge di Dio, tre volte inchiodata nel legno") VIII° Comandamento: Non dire falsa testimonianza. Ritorna l'ipocrisia della religione: chiede a ciascuno di noi di non dire falsa testimonianza anche se la stessa può causare l' uccisione di un uomo. Inoltre proprio come nel VII comandamento, i sacerdoti predicano sempre il perdono, ma sono i primi ad essere rigidi e impassibili. IX° - X° Comandamento: Non desiderare la donna e la roba d'altri. Qui invece fa notare come questi due comandamenti siano molto poco imparziali. Sembra ovvio che chi è povero desideri un piatto caldo che è in possesso di un uomo ricco, ma non viceversa! Inoltre sembra ovvio e anche triste vedere come Tito in punto di morte ha l' umano istinto di invidiare tutti per la loro vita. La canzone si chiude con la sera, e quindi la morte del "Buon ladrone", prima di morire però Tito guardando Gesù in croce prova un forte senso di pietà, prima d'ora mai provato, e vedendo che anche in punto di morte Gesù prova profonda pietà per i suoi carnefici e non prova alcun rancore, arriva a scoprire un nuovo sentimento, scopre l' Amore...
Un Grande come pochi...
2月20日 Stella cadente2月16日 Tanti Auguri Mammy...╔══════════════════════════════════════════════ ♥═════╗
тι νσgℓισ вєиє... ╚═══♥═════════════════════════════════════════════════╝ |
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